STUDIO LEGALE
Avvocato Vieri Adriani
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Firenze
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Dopo la pubblicazione da parte di alcuni giornali di notizie che danno
per certo l’inizio di un’indagine in merito ai delitti già attribuiti al c.d.
“Mostro di Firenze” (ma senza necessità di riferirsi alla “strategia della tensione”,
avrebbe precisato chi se ne occupa) e facendo seguito ad altri nostri
precedenti scritti, si affacciano adesso numerose ipotesi: “ipotesi” , non
“polverone”.
“Ipotesi”, non “prove”, dacché chi scrive di professione non fa il
poliziotto, bensì l’avvocato ed in tal veste assiste e rappresenta due famiglie
per tre giovani ammazzati (sui sedici complessivi) che ancora attendono giustizia.
Quando egli
perciò rappresenta una persona offesa, ha il dovere di verificare il modus procedendi del Pubblico
Ministero, di sollecitarlo con tutti i
modi possibili che l’art. 90 c.p.p. gli consente e anche di non condividerlo se
il Pubblico Ministero, come sovente accade, sbaglia.
Quando poi quei modi non sono stati
sufficienti (ed è questo il caso), e per giunta si tratta di fatti irrisolti,
vecchi di quaranta anni fa, che
rivestono tuttora i requisiti della pubblicità, dell’interesse storico sociale
alla conoscenza degli stessi e vi è da parte dell’avvocato continenza nell’uso dei mezzi espressivi
impiegati per descriverli (non offendere nessuno), lo stesso avvocato è libero
di parlarne con la stampa, nel limiti di quanto previsto dall’art. 18 del
Codice Deontologico che nel caso di specie sono - ad avviso di chi scrive - ampiamente rispettati.
1. serial killer sessuale? La
prima ipotesi riguarda il “tipo di autore”.
Secondo un’opinione assolutamente prevalente (circa il 90% fra
esperti e non esperti) in questi delitti andrebbe escluso il concorso di
persone (art.110 c.p.), e riconosciuta piuttosto la mano di un unico autore, quella del c.d. “serial
killer organizzato”, del predatore che uccide e sevizia le povere donne dopo
averne ucciso il compagno, per
raggiungere il suo orgasmo.
Ciò equivale
tuttavia a dare per scontato quanto si dovrebbe
dimostrare (inversione del teorema, in linguaggio euclideo): in altre parole
che si tratti davvero di un unico autore e che questi siano effettivamente “delitti
maniacali” perché non condivisibili
con altri, ma vissuti nel proprio splendido isolamento, come le
masturbazioni. Il punto è che neppure questo è provato, perché nessuno ha mai colto l’autore o gli autori con le
mani nel sacco, né per questo si è mai stati in grado di farne una perizia.
Il “delitto
maniacale” resta perciò, allo stato, una semplice supposizione ancorché degna
di attenzione. La stessa è infatti avvalorata, dalla circostanza che siano le
parti anatomiche femminili come il seno e la regione pubica, quelle sulle quali ci si accanisce, ma è pure sminuita dal fatto che ciò avvenga
solo cinque volte su otto. Manca inoltre (ancorché neppure questa sia una
componente imprescindibile del serial killer sessuale), la ricerca di un
rapporto sessuale di qualunque tipo con la vittima, prima o dopo la sua morte,
nessuna traccia di masturbazione sul
corpo della stessa, nessuna traccia di tortura. Si rimane in conclusione molto
perplessi ed il dubbio che la motivazione possa essere altra da quella
sessuale e perciò imitata o volutamente copiata per confondere le acque è assolutamente
giustificato.
Ma non è l’unico dubbio, come si è visto in altro nostro scritto.
E quando i dubbi sono tanti, questo sì che fa la differenza!
2. la prima sequenza. si è portati così a formulare l’ipotesi che gli autori di
tali efferati atti abbiano potuto :
- agire come killer prezzolati
nel delitto del 1968. Suonerebbe così: Tizio e/o Caio sono ingaggiato/i come “esterno/i”
per la propria comprovata abilità nel muoversi e sparare al fine di fare fuori
i due infami, Barbara e Antonio, responsabili
di avere macchiato l’onore delle rispettive famiglie, ma del cui sangue, le stesse
non intendono macchiarsi per le ragioni già spiegate nel precedente intervento
sub 10.
Se così non fosse occorre ritenere che abbia ragione Aurelio Mattei
quando nel suo romanzo noir “Coniglio
il martedì” racconta che qualcuno abbia potuto manomettere il fascicolo di
Perugia e sostituire i bossoli del delitto di Castelletti di Signa con altri
esplosi dall’arma che avrebbe sparato
per la prima volta solo nel 1974. Ma questo significa ammettere che un
complotto vi sia stato:
c’è l’iniziativa sufficiente per accertarlo e rivelarlo
oggi?
- agire (per la prima volta?) a fini ritorsivi e/o dimostrativi
/vendicativi/ narcisistici (“guardate di cosa siamo capaci …..”) nel 1974 a
Rabatta: né più, né meno come nel caso del massacro del Circeo o dell'omicidio
del letterato e scrittore di sinistra Pier Paolo Pasolini o della violenza
sessuale perpetrata a Franca Rame, anch’ella impegnata a sinistra: perché pur
sempre di valorosi “camerati” si tratta, agenti come cani sciolti, magari
senza avere ancora ricevuto istruzioni precise dall’alto, ma pur sempre
intenzionati a dare bella prova di sé e
ad incrementare il clima di violenza e di scontro esistente all’epoca.
- trovare, una volta finiti nel mirino delle FF.OO. in occasione
dei due delitti del 1981, tolleranze o connivenze ad alto livello presso
qualche “amico”, occupante una posizione istituzionale di potere.
Conseguenza:
la caccia al c.d. “Mostro” o “chirurgo della morte”, terrà impegnati per oltre
un decennio gli uomini e i mezzi
(scarsi) della Procura della Repubblica di Firenze, che in quel periodo (anni ’80)
costituiva l’epicentro delle indagini su altri delitti, gli attentati alle
linee ferroviarie (vedi in particolar modo le indagini certosine condotte dai
Sostituti Dr. Vigna e Dr. Chelazzi). Si
rileggano a tal proposito le dichiarazioni che il Dr. Vigna rilasciò ad un giornalista de l’Unità a proposito
dell’inchiesta sul “Mostro” come quella da lui definita “l’inchiesta dei grandi
numeri”, apparse in un opuscolo allegato a quella testata (a cura di Mario
Sgherri) e pubblicato nel corso del 1994: numero impressionante dei fascicoli consultati, delle posizioni
vagliate, delle testimonianze rilette, delle persone sentite, delle pistole
controllate, delle case perquisite, delle liste organizzate etc. etc.
3. la seconda sequenza. Prendendo
in considerazione i delitti successivi (ossia dal 1982 al 1985), l’ipotesi
ulteriore è che:
- quella mano o quella di altre
persone impugnanti le stesse armi, siano tornate a colpire: ora per scagionarsi
a vicenda, ora per le stesse finalità dei due delitti del 1981, ma sempre avvalendosi delle solite connivenze o
tolleranze ad alto livello;
- nel 1985, dopo alcune perquisizioni di troppo (“scusi Pacciani, devo farle una
perquisizioncina”, neppure verbalizzata) e dopo una famosa riunione in
Prefettura (autunno 1985), gli stessi soggetti e /o uomini degli stessi
apparati che avevano tollerato o erano
rimasti conniventi con gli assassini di giovani coppie in territorio della
provincia di Firenze, abbiano cominciato, tramite il Sisde, a coprirli.
Non
semplicemente tappandosi gli occhi, ma
compiendo addirittura veri e propri atti di depistaggio. Scopo: prevenire anche
solo l’eventualità di essere chiamati a rispondere per non avere
svolto il proprio dovere in occasione di quei delitti, lasciando così che
degli assassini agissero indisturbati (concorso omissivo improprio, cioè
concorso omissivo nel reato commissivo ex art. 40 comma 2 c.p.). Non si tratta,
quindi, di sostenere la tesi,
improbabile e mai affermata, che i delitti attributi al c.d. Mostro di Firenze
fossero studiati e decisi a tavolino dai capi di qualche organizzazione
neofascista. E’ molto più probabile, invece, che colui o coloro che tali
delitti hanno commesso, ben avvezzi all’uso delle armi, fossero, per cosi dire, personaggi
appartenenti allo stesso ambiente della Destra eversiva (l’imprimatur, cioè lo
stile, come già spiegato, è quello) e che abbiano commesso i primi due duplici
omicidi/esecuzioni (1968, ma con dubbi, e 1974) in sordina cioè come delitti
comuni ma per gli scopi già detti,cioè in un contesto del tutto privato, salvo
godere del favor (tapparsi gli occhi) degli apparati romani
quando, dal 1981 in poi, essi hanno cominciato a costituire un impegno serio
per chi doveva indagare anche su altri delitti (stragi, attentati alle linee
ferroviarie). Come “il cacio sui maccheroni”, si dice in Italia.
4. gli amici. Come ipotizzato
da un collaboratore di chi scrive, i legami con ambienti militari o dei Servizi
segreti hanno garantito l’impunità a tanti estremisti di Destra, individuati
solo in epoca recente (vedi appunto le istruttorie per le stragi di Piazza
Fontana, Brescia, e Peteano).
Detta impunità potrebbe essere stata spesa anche nella commissione dei
delitti del c.d. “Mostro”. Bastano:
- uno, la capacità oggettiva, frutto dell’addestramento, di sparare come un tiratore di professione, di infliggere il colpo di grazia attingendo zone vitali (vedi p.es. la parte retrostante l’orecchio sinistro), di padroneggiare al meglio una ”pistoletta” da quatto soldi, come una Beretta cal. 22 o altra equivalente;
- due, la sicurezza interiore e psicologa che tale capacità di uso delle armi sarà più che sufficiente per raggiungere il risultato finale: uccidere senza lasciare tracce, senza farsi scoprire e commettere così il delitto perfetto;
- tre, la consapevolezza che gli “amici”, a Roma o altrove, garantiranno loro l’impunità perché quel clima di violenza serve anche a loro, anzi è tollerato se non addirittura ben visto e incoraggiato.
Qualcuno, addirittura, nell’accennare alle morti collaterali di persone
riconducibili alla vicenda del c.d. “Mostro di Firenze”
(quotidiano.it), ritiene che “si tratta di vicende difficilmente attribuibili a Pacciani e al suo nucleo di compagni
efferati di provincia, quanto piuttosto a una setta con elementi militari
consistenti”. Ma anche senza scomodare la “setta”, bastano un po’ di silenzio e di omertà colpevoli da parte di uomini di
apparato in posizioni “chiave” (politici, responsabili della sicurezza, alti
ufficiali) per sortire lo stesso effetto
di complicità (art 40 comma 2 cpv c.p.) e quindi di responsabilità in delitti con queste caratteristiche.
Ci sarà qualcuno a livello istituzionale che ha ancora voglia di
occuparsi di queste ipotesi, dopo 32 anni da che fu consumato l’ultimo duplice
delitto, quello della coppia francese e,
se del caso, scartarle ma solo dopo avere indagato? Nous en doutons……
Firenze, 6 agosto 2017 Avv.Vieri Adriani
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