Skip to main content

Ipotesi sul movente dei delitti attribuiti al c.d. “Mostro di Firenze”

STUDIO LEGALE
Avvocato Vieri Adriani
Via Lorenzo il Magnifico n. 46 - 50129 Firenze
Tel. 055/210778 – 2694275 - Fax 055/210778
P.e.c.: vieri.adriani@firenze.pecavvocati.it


Dopo la pubblicazione da parte di alcuni giornali di notizie che danno per certo l’inizio di un’indagine in merito ai delitti già attribuiti al c.d. “Mostro di Firenze” (ma senza necessità di riferirsi alla “strategia della tensione”, avrebbe precisato chi se ne occupa) e facendo seguito ad altri nostri precedenti scritti, si affacciano adesso numerose ipotesi: “ipotesi” , non “polverone”. 

“Ipotesi”, non “prove”, dacché chi scrive di professione non fa il poliziotto, bensì l’avvocato ed in tal veste assiste e rappresenta due famiglie per tre giovani ammazzati (sui sedici complessivi) che ancora attendono giustizia. 

Quando egli perciò rappresenta una persona offesa, ha il dovere di verificare il modus procedendi del Pubblico Ministero,  di sollecitarlo con tutti i modi possibili che l’art. 90 c.p.p. gli consente e anche di non condividerlo se il Pubblico Ministero, come sovente accade,  sbaglia. 

Quando poi quei modi non sono stati sufficienti (ed è questo il caso), e per giunta si tratta di fatti irrisolti, vecchi di quaranta anni fa, che rivestono tuttora i requisiti della pubblicità, dell’interesse storico sociale alla conoscenza degli stessi e vi è da parte dell’avvocato  continenza nell’uso dei mezzi espressivi impiegati per descriverli (non offendere nessuno), lo stesso avvocato è libero di parlarne con la stampa, nel limiti di quanto previsto dall’art. 18 del Codice Deontologico che nel caso di specie sono - ad avviso di chi scrive -  ampiamente rispettati.

1. serial killer sessuale? La prima ipotesi riguarda il “tipo di autore”. 

Secondo un’opinione assolutamente prevalente (circa il 90% fra esperti e non esperti) in questi delitti andrebbe escluso il concorso di persone (art.110 c.p.), e riconosciuta piuttosto la mano di  un unico autore, quella del c.d. “serial killer organizzato”, del predatore che uccide e sevizia le povere donne dopo averne ucciso il compagno,  per raggiungere il suo orgasmo.  

Ciò equivale tuttavia  a  dare per scontato quanto si dovrebbe dimostrare (inversione del teorema, in linguaggio euclideo): in altre parole che si tratti davvero di un unico autore e che questi siano effettivamente “delitti maniacali” perché non  condivisibili  con altri, ma vissuti nel proprio splendido isolamento, come le masturbazioni. Il punto è che neppure questo è provato, perché nessuno  ha mai colto l’autore o gli autori con le mani nel sacco, né per questo si è mai stati in grado di farne una perizia. 

Il “delitto maniacale” resta perciò, allo stato, una semplice supposizione ancorché degna di attenzione. La stessa è infatti avvalorata, dalla circostanza che siano le parti anatomiche femminili come il seno e la regione pubica, quelle sulle quali ci si accanisce,  ma è pure sminuita dal fatto che ciò avvenga solo cinque volte su otto. Manca inoltre (ancorché neppure questa sia una componente imprescindibile del serial killer sessuale), la ricerca di un rapporto sessuale di qualunque tipo con la vittima, prima o dopo la sua morte, nessuna traccia  di masturbazione sul corpo della stessa, nessuna traccia di tortura. Si rimane in conclusione molto perplessi ed il dubbio che la motivazione possa essere altra da quella sessuale e perciò imitata o volutamente copiata per confondere le acque è assolutamente giustificato. 

Ma non è l’unico dubbio, come si è visto in altro nostro scritto. E quando i dubbi sono tanti, questo sì che fa la differenza!

2.  la prima sequenza. si è portati così  a  formulare l’ipotesi che gli autori di tali efferati atti abbiano potuto :
-  agire come killer prezzolati nel delitto del 1968. Suonerebbe così: Tizio e/o Caio sono ingaggiato/i come “esterno/i” per la propria comprovata abilità nel muoversi e sparare al fine di fare fuori i due infami, Barbara e Antonio, responsabili di avere macchiato l’onore delle rispettive famiglie, ma del cui sangue, le stesse non intendono macchiarsi per le ragioni già spiegate nel precedente intervento sub 10. 

Se così non fosse occorre ritenere che abbia ragione Aurelio Mattei quando nel suo romanzo noir “Coniglio il martedì” racconta che qualcuno abbia potuto manomettere il fascicolo di Perugia e sostituire i bossoli del delitto di Castelletti di Signa con altri esplosi dall’arma che avrebbe  sparato per la prima volta solo nel 1974. Ma questo significa ammettere che un complotto vi sia stato:

c’è l’iniziativa sufficiente per accertarlo e rivelarlo oggi?

- agire (per la prima volta?) a fini ritorsivi e/o dimostrativi /vendicativi/ narcisistici (“guardate di cosa siamo capaci …..”) nel 1974 a Rabatta: né più, né meno come nel caso del massacro del Circeo o dell'omicidio del letterato e scrittore di sinistra Pier Paolo Pasolini o della violenza sessuale perpetrata a Franca Rame, anch’ella impegnata a sinistra: perché pur sempre  di valorosi “camerati” si tratta, agenti come cani sciolti, magari senza avere ancora ricevuto istruzioni precise dall’alto, ma pur sempre intenzionati a  dare bella prova di sé e ad incrementare il clima di violenza e di scontro esistente all’epoca.

- trovare, una volta finiti nel mirino delle FF.OO.  in occasione dei due delitti del 1981, tolleranze o connivenze ad alto livello presso qualche “amico”, occupante una posizione istituzionale di potere. 

Conseguenza: la caccia al c.d. “Mostro” o “chirurgo della morte”, terrà impegnati per oltre un decennio gli uomini  e i mezzi (scarsi) della Procura della Repubblica di Firenze, che in quel periodo (anni ’80) costituiva l’epicentro delle indagini su altri delitti, gli attentati alle linee ferroviarie (vedi in particolar modo le indagini certosine condotte dai Sostituti Dr. Vigna e  Dr. Chelazzi). Si rileggano a tal proposito le dichiarazioni che il Dr. Vigna rilasciò ad un  giornalista de l’Unità a proposito dell’inchiesta sul “Mostro” come quella da lui definita “l’inchiesta dei grandi numeri”, apparse in un opuscolo allegato a quella testata (a cura di Mario Sgherri) e pubblicato nel corso del 1994: numero impressionante  dei fascicoli consultati, delle posizioni vagliate, delle testimonianze rilette, delle persone sentite, delle pistole controllate, delle case perquisite, delle liste organizzate etc. etc.

3. la seconda sequenza. Prendendo in considerazione i delitti successivi (ossia dal 1982 al 1985), l’ipotesi ulteriore è che:

-  quella mano o quella di altre persone impugnanti le stesse armi, siano tornate a colpire: ora per scagionarsi a vicenda, ora per le stesse finalità dei due delitti del 1981, ma sempre  avvalendosi delle solite connivenze o tolleranze ad alto livello;

- nel 1985, dopo alcune perquisizioni di troppo (“scusi Pacciani, devo farle una perquisizioncina”, neppure verbalizzata) e dopo una famosa riunione in Prefettura (autunno 1985), gli stessi soggetti e /o uomini degli stessi apparati che  avevano tollerato o erano rimasti conniventi con gli assassini di giovani coppie in territorio della provincia di Firenze, abbiano cominciato, tramite il Sisde, a coprirli. 

Non semplicemente tappandosi  gli occhi, ma compiendo addirittura veri e propri atti di depistaggio. Scopo: prevenire anche solo l’eventualità di essere chiamati a rispondere per non avere svolto il proprio dovere in occasione di quei delitti, lasciando così che degli assassini agissero indisturbati (concorso omissivo improprio, cioè concorso omissivo nel reato commissivo ex art. 40 comma 2 c.p.). Non si tratta, quindi,  di sostenere la tesi, improbabile e mai affermata, che i delitti attributi al c.d. Mostro di Firenze fossero studiati e decisi a tavolino dai capi di qualche organizzazione neofascista. E’ molto più probabile, invece, che colui o coloro che tali delitti hanno commesso, ben avvezzi all’uso delle armi,  fossero, per cosi dire, personaggi appartenenti allo stesso ambiente della Destra eversiva (l’imprimatur, cioè lo stile, come già spiegato, è quello) e che abbiano commesso i primi due duplici omicidi/esecuzioni (1968, ma con dubbi, e 1974) in sordina cioè come delitti comuni ma per gli scopi già detti,cioè in un contesto del tutto privato, salvo godere del favor  (tapparsi gli occhi) degli apparati romani quando, dal 1981 in poi, essi hanno cominciato a costituire un impegno serio per chi doveva indagare anche su altri delitti (stragi, attentati alle linee ferroviarie). Come “il cacio sui maccheroni”, si dice in Italia.


4. gli amici. Come ipotizzato da un collaboratore di chi scrive, i legami con ambienti militari o dei Servizi segreti hanno garantito l’impunità a tanti estremisti di Destra, individuati solo in epoca recente (vedi appunto le istruttorie per le stragi di Piazza Fontana, Brescia, e Peteano). 
Detta impunità potrebbe  essere stata spesa anche nella commissione dei delitti del c.d. “Mostro”. Bastano:
  •  uno, la capacità oggettiva, frutto dell’addestramento, di sparare come un tiratore di professione, di infliggere il colpo di grazia attingendo  zone vitali (vedi p.es. la parte retrostante l’orecchio sinistro), di padroneggiare al meglio una ”pistoletta” da quatto soldi, come una Beretta cal. 22 o altra equivalente;
  • due, la sicurezza interiore e psicologa che  tale capacità di uso delle armi sarà più che sufficiente per raggiungere il risultato finale: uccidere senza lasciare tracce, senza farsi scoprire e commettere così il delitto perfetto;
  • tre, la consapevolezza che gli “amici”, a Roma o altrove, garantiranno loro l’impunità perché quel clima di violenza serve anche a loro, anzi è tollerato se non addirittura ben visto e  incoraggiato.

Qualcuno, addirittura, nell’accennare alle morti collaterali di persone riconducibili alla vicenda del c.d. “Mostro di Firenze” (quotidiano.it), ritiene che si tratta di vicende difficilmente attribuibili a Pacciani e al suo nucleo di compagni efferati di provincia, quanto piuttosto a una setta con elementi militari consistenti”. Ma anche senza scomodare la “setta”, bastano  un po’ di silenzio  e di omertà colpevoli da parte di uomini di apparato in posizioni “chiave” (politici, responsabili della sicurezza, alti ufficiali)  per sortire lo stesso effetto di complicità (art 40 comma 2 cpv c.p.) e quindi di responsabilità  in delitti con queste caratteristiche.

Ci sarà qualcuno a livello istituzionale che ha ancora voglia di occuparsi di queste ipotesi, dopo 32 anni da che fu consumato l’ultimo duplice delitto, quello della coppia francese  e, se del caso, scartarle ma solo dopo avere indagato? Nous en doutons……


Firenze, 6 agosto 2017              Avv.Vieri Adriani

Comments

Popular posts from this blog

Uno strano libro, “Coniglio il martedì”

Chiunque abbia letto   il libro“Coniglio il martedì” (scritto da Aurelio Mattei, editore Sperling e Kupfer, pubblicato nel 1993, un anno prima dell’inizio del processo a carico di Pietro Pacciani), opera letteraria chiaramente ispirata alla vicenda del c.d. Mostro di Firenze, non può non porsi alcuni problemi, brevemente riassumibili nei termini che seguono.   1.Servizi segreti e delitti comuni. La prima cosa che stupisce di “Coniglio il martedì” è accorgersi che uno psicologo/criminologo vicino agli ambienti del   Sisde (fonte il sito “Insufficienza di prove”) abbia assunto le vesti di “giallista”per mettere nero su bianco una sua   “teoria” sul Mostro di Firenze,   tramite quello che poi è rimasto il suo primo e unico libro. Per quanto ci risulta, i Servizi segreti non si occupano solitamente di delitti a sfondo sessuale, né in genere di fatti di cronaca nera. Significativa   appare la dedica in apertura “alla memoria del professor Franco...

La strana morte di Pietro Pacciani

Queste brevi note fanno seguito all’incarico che il legale delle famiglie dei due giovani francesi, uccisi a Scopeti nel 1985 dal “ Mostro di Firenze ”, ha recentemente conferito al Dr. Edoardo Franchi, medico legale, di esaminare la relazione peritale consegnata a suo tempo alla Procura della Repubblica di Firenze dal Prof. Giovanni Marello. Fu lui che espletò l’autopsia sul cadavere di Pietro Pacciani, concludendo che la sua morte (avvenuta il 22 febbraio 1998) fosse la conseguenza di cause naturali. Ad avviso di chi scrive vi è più di una ragione per poterne dubitare. Ecco le relative considerazioni, suddivise per punti. 1. La relazione del Prof. Giovanni Marello Pietro Pacciani fu rinvenuto cadavere all’interno della propria abitazione il pomeriggio di domenica 22 febbraio 1998, riverso in posizione prona sul pavimento dell’ingresso. Secondo la testimonianza del cronista de La Nazione, inviato sul posto, Pacciani indossava una maglietta alzata fino al collo e dei pantaloni ...

Introduction to Italian Criminal Law - Procedure

Premise The following study constitutes a summary of Italian criminal procedure, without any pretension to substitute a lawyer’s consultation. Italian criminal law is divided into two parts: there are the rules describing the types of crimes codified both in the Criminal Code (Codice Penale) and in special legislation, and there are the other rules, contained in the Code of Criminal Procedure (Codice di Procedura Penale), governing the investigations of crimes, the arrest, charging, trial of accused etc., up to the final decision (acquittal or sentence).  Among the many principles of law, two are particularly important in criminal procedure: the first is that no one can plead ignorance of the law as an excuse for not complying with the law; and the second is that the person accused can be convicted only if there is certainty, beyond any reasonable doubt, that he committed the crime.      2. Italian criminal procedure: generalities Criminal procedure be...